sabato 31 ottobre 2009

Aggiornamento Keiki

Il keiki della Pahlaenopsis 3 procede a grandi passi, anzi i keiki dovrei dire, in quanto al momento sono 4, 2 per 2 dei 3 steli che ancora porta dalla fioritura dell'anno scorso. Mi chiedo se sia normale una tale esplosione. E' anche vero che la pianta è stata abbondantemente fertilizzata la stagione scorsa. Essendo aumentata la superfice fogliare, anche le foglie dei keiki continuano ad ingrandire, sto spruzzando la pianta ogni due o tre giorni. Non voglio bagnarla troppo per non rischiare marciumi.

venerdì 30 ottobre 2009

Un pacchetto dagli Stati Uniti

Alla fine è arrivato. Dopo settimane di malcelata spasmodica attesa in cui, mattina e sera, scendevo di soppiatto a controllare la cassetta della posta, non volendo ammettere nemmeno a me stesso la tensione dell'attesa, alla fine, questa mattina, nella forma di un bel pacchetto quasi cubico, sono arrivati i terreni di coltura che avevo ordinato ormai ben più di un mese fa all'Orchid Seed Bank Project del dottor Aaron Hicks che, devo dire, si era dimostrato subito disponibile a inviarmene, a sue spese, degli altri nel caso in cui non fossero arrivati.
E' probabile che la piccola confezione sia stata a lungo ferma in dogana, anche se in realtà non mi è arrivata alcuna comunicazione a riguardo. Effettivamente gli scambi postali con gli Stati Uniti sono sempre stati problematici. E come dar loro torto in questo caso. All'interno del pacchetto, in due bustine trasparenti termosigillate, fine polvere nera e fine polvere grigia. Nella migliore delle ipotesi droga, nella peggiore antrace o chissà cos'altro.
In realtà si tratta, ovviamente di substrati nutritivi per la semina di orchidee. Il primo è tipo Phytamax ma appositamente modificato per evitare la morte improvvisa che talvolta colpisce inspiegabilmente una florida cultura. "Browning out" la chiamano sui forum e siti in inglese. Pare possa essere dovuta a carenza di alcuni elementi, sbalzi di temperatura, eccesso di salinità del terreno di coltura. Insomma potrebbe essere causata da qualsiasi cosa. Qui l'ingrediente "segreto" dovrebbe essere banana in polvere.
L'altro è un terreno appositamente studiato per il ripicchiettagio e anch'esso, dall'odore che ha fatto durante la preparazione, contiene sicuramente abbondanti dosi di banana.

mercoledì 21 ottobre 2009

Sedirea Japonica 名護蘭

Ultimo arrivo oggi per corriere espresso (ieri erano arrivati i semi di bletilla striata dall'Inghilterra). E' giunta in uno scatolone pieno pieno di carta di giornale, anch'essa avvolta in carta di giornale, una sedirea japonica, o nago ran (名護蘭), come la chiamano in Giappone, ossia, come dice il nome stesso, nel paese dal quale proviene. Ad essere precisi e stando al nome "Nago", la provenienza è in realtà quasi tropicale, Nago è infatti parte dell'arcipelago di Okinawa (http://www.city.nago.okinawa.jp/), le più meridinali delle isole nipponiche.
La pianta è veramente accattivante alla vista. Sembra in tutto e per tutto una mini phalaenopsis, con le foglie tonde e carnose e le spesse radici aeree che escono dal piccolo vaso a retina riempito di sola corteccia a media pezzatura. Pare aver retto bene il trasporto, forse anche grazie al voluminosissimo imballo.
A leggere in giro sembrerebbe pianta da esigenze piuttosto spartane. L'ho sistemata nell'intercapedine delle doppie finestre dove, stando a quanto dicono le varie guide alla coltivazione, dovrebbe stare benone. Esposizione ovest, temperatura diurna attorno ai 20°, notturna attorno ai 15°/16°. L'unico problema potrebbe essere l'umidità. Nei prossimi giorni valuterò i metodi per bagnarla.
Ad ogni modo, a quanto dicono, per avere la fioritura la piccola sedirea deve attraversare un periodo fresco/freddo con poche annaffiatura. In poche parole deve rendersi conto che è arrivato l'inverno, altrimenti non fiorisce. Vedremo di farglielo capire insomma, sempre che l'età della pianta le permetta la fioritura.

sabato 17 ottobre 2009

Una lettera dalla Thailandia

Altri arrivi oggi. Questa volta dalla Thailandia. E chissà perché continuo a sentirmi sempre più simile a un tossico. Nella bella busta Air Mail, piena di francobolli (da 72 baht con pittoresco elefante), etichette e timbri, avvolta con cura in carta e schiuma antiurto, c'era una bustina di plastica con dentro della polvere giallina...
Eccoli qua, i semi, qualche migliaio, di una Cattleya "Big Dark Ruby", come recita la scritta sul foglietto con immagine allegato alla bustina.
Un po' di semi sono già in ammollo nella solita soluzione di acqua e zucchero. E' che mi sono finite le fiasche con il substrato. Me ne è rimasta solo una che svanirà anch'essa domani.