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domenica 22 dicembre 2013

Sfiascamento Neofinetia Falcata


Un'altra immagine dell'album autunnale che adesso trovo il tempo di pubblicare. Si tratta di uno sfiascamento di Neofinetia Falcata il cui substrato stava diventando un po' stantio e che non avevo voglia, e soprattutto tempo, per trapiantare su un substrato fresco. Dato che le plantule erano già abbastanza svilupate ho quindi optato per uno sfiascamento.
Sono piante della semina dell'autunno 2011. Sempre con tutta calma le orchidee...


L'immagine sotto le mostra dopo la pulizia dalle radici dal substrato residuo con acqua tiepida. Dopo un ulteriore bagno in una blandissima soluzione con fertilizzante (1/4 della dose consigliata) e acqua di rubinetto, le piantine sono state messe su un substrato di sfagno fresco, e tenute all'esterno fino ai primi di dicembre quando l'ondata di freddo mi ha fatto optare per un ritiro. Ora si trovano in casa, a una temperatura di circa 19 gradi. Al momento paiono stare bene. Alcune delle più piccole e con radici meno sviluppate sono avvizzite. Quelle più formate sembrano invece godere di buona salute.

giovedì 31 gennaio 2013

Sfiascamenti alternativi

E qui vogliamo proporre invece uno sfiascamento alternativo utilizzando un piccolo orcio in terracotta.
In realtà non è farina del nostro sacco ma viene da alcune letture su libri e in rete. In questo caso è stato utilizzato per due piccole Neofinetie Falcate, ma può in realtà essere applicato per qualsiasi epifita.
Il sistema consiste nel posizionare la plantula sfiascata sulla superficie esterna di un contenitore in terracotta. All'interno del  contenitore viene poi costantemente mantenuta una certa quantità d'acqua. La terracotta, per capillarità, attraverso i micro-pori che caratterizzano la struttura del materiale di cui è fatta, lascia filtrare l'umidità per tutta la struttura fornendo alla piantina l'apporto idrico di cui ha bisogno.
In questo modo si vengono a ricreare delle condizioni molto simili a quelle che si riscontrano sulla superficie degli alberi su cui le orchidee epifite vivono, con la corteccia mantenuta umida sia per le condizioni ambientali: pioggia, umidità, ecc, sia a causa dello scorrere della linfa attraverso il tronco dell'albero.
A riprova di ciò vi è la formazione di alghe verdi prima e di muschio poi proprio come avviene sui tronchi degli alberi. Nell'immagine sopra si possono notare i puntini di un verde più chiaro che indicano dove il muschio si sta formando.
Il sistema sembrerebbe molto efficace. Ad alcuni mesi dallo sfiascamento le piantine di Neofinetia appaiono in gran forma. Non sono cresciute molto, è vero, ma la lenta crescita è abbastanza tipica della specie, tanto più che è un tipo di orchidea che, per quanto epifita, è soggetta a cicli stagionali.
Al momento il tutto è tenuto a temperatura di 16-18 gradi e luce artificiale per circa 10 ore al giorno.
Il vaso è stato inserito all'interno di una ciotola in quanto il liquido che il cotto lascia filtrare è tale da accumularsi sul fondo.
L'acqua che vi viene immessa e mantenuta a circa 1/3 della capienza. Viene usata acqua distillata o acqua piovana per evitare la formazione di incrostazioni calcaree. Di tanto in tanto il vaso e le piantine vengono spruzzati con una soluzione estremamente blanda, 1/3 o 1/4 della concentrazione prevista, di fertilizzante generico che dovrebbe favorire anche lo sviluppo di alghe e muschio. Con il progressivo sviluppo del muschio e delle alghe, il sistema dovrebbe diventare autosufficiente. Il muschio nuovo andrà a nutrirsi degli strati di muschio più vecchio che muore e si decompone. A questo strato nutritivo dovrebbe quindi attingere anche l'orchidea che vi cresce sopra trovando condizioni ideali di sviluppo.

domenica 20 gennaio 2013

Vasetti di Neofinetia

Questo invece è lo stato della Neofinetia Falcata da autoimpollinazione, ancora quella del 2011 in quanto i baccelli delle impollinazioni 2012 hanno tutti abortito.
La crescita è molto discontinua, sia tra barattolo e barattolo ma anche all'interno dello stesso contenitore. Purtroppo la mancanza di tempo non mi ha permesso di tenere un resoconto dei vari tipi di substrato utilizzati per le varie semine e soprattutto per i ripicchiettaggi per cui ora non so cosa abbia dato migliori risultati. Alcune piantine hanno fatto browning out, all'interno di un unico barattolo, ma anche in maniera casuale all'interno di un unico vasetto. Nell'immagine sopra si possono notare. In alcuni substrati le radici sono cresciute molto, anche penetrando all'interno della gelatina, in altre invece le radici non si sono sviluppate affatto ma nonostante ciò le foglie appaiono comunque in gran forma.
Venendo alle foglie delle piccole Neofinetie, dopo un periodo di stasi in estate hanno ripreso a crescere. In questo momento è tenuta a temperatura di circa 20-25 gradi con luce artificiale e sembrano aver ripreso un po' di crescita, con foglie nuove e allungamento delle vecchie. Alcuni barattoli sono stati invece tenuti fuori, ma sempre in casa con riscaldamento, ma luce naturale. La Neofinetia Falcata è un'orchidea che in natura vive a latitudini simili alla nostra, con variazioni di temperatura e luce a seconda della stagione.

martedì 6 marzo 2012

Ripicchiettatura Neofinetia Falcata

Un breve aggiornamento sulla semina della Neofinetia Falcata. Le piante dimostrano tutta la loro vitalità, e forse sentono l'arrivo della bella stagione. Le vecchie fiasche-madri iniziavano ad andare strette ai protocormi che mostravano segni di sofferenza.
Con un po' di riluttanza dati i molti impegni ho così deciso di darmi a un po' di ripicchiettature su substrati freschi. Per l'occasione ho inaugurato il Phytamax P1056 da trapianto, fornitomi dal solito dealer per un prezzo piuttosto conveniente, che rende pletorico il cimentarsi con gli incontrollabili substrati casalinghi.
I risultati a qualche giorno di distanza dal lungo pomeriggio chino sulla cappa sterile sono tutti nella foto sopra.
La crescita delle piantine ha ripreso abbrivio, il colore è diventato un bel verde brillante e alla base della prima fogliolina sta facendo capolino la seconda.
Per ora sono ancora sotto luce artificiale a ridosso di una finestra con esposizione sud-ovest, ma ho già spostato un paio di fiasche a sola luce naturale giacché le giornate si vanno orami allungando.

lunedì 28 novembre 2011

Germinazione Neofinetia Falcata


Le epifite sembrerebbero davvero essere le orchidee più facili da far germinare, non importa se di provenienza tropicale o meno.
Ne è una riprova la piccola Neofinetia. In poco più di un mese dalla semina sta dando segnali positivi un po' su tutti i substrati impiegati: Phytamax, addizionato o meno con cocco o banana, e perfino siu casalinghi che si vanno ricoprendo di piccolissimi puntini verdi.
Quello sopra è il più promettente. Phytamax a piena concentrazione, con luce artificiale a fotoperiodo di 12 ore circa. Temperatura attorno ai 22-23 gradi.
La crescita, va da se', è lenta, ma pare costante. Vediamo se non fa brutti scherzi andando avanti nello sviluppo.

domenica 6 novembre 2011

Prima semina Neofinetia Falcata

Eccoci qua, il momento è giunto. 5 mesi circa dall'impollinazione dovrebbero essere sufficienti a garantire la germinabilità ai semi della Neofinetia Falcata 1.
Poi comunque i baccelli sono due e in caso di errori abbiamo ancora una possibilità con l'altra capsula.
Il colore è ancora verde e inizia appena appena a virare al giallo.


Non ho messo alcun oggetto di paragone per determinarne le dimensioni. Sarà lungo in totale un paio di centimetri. Era il più piccolo tra i due, anche se ho la sensazione che sia stato il primo ad essere impollinato.
La semina è avvenuta in cappa sterile su alcuni substrati vari: phytamax a piena concentrazione, una paio di caslalinghi addizionati di acqua di cocco, casalinghi senza additivi, un phytamax con banana.
Come sempre sono molto dubbioso sul successo dell'operazione. I fattori in gioco sono sempre molti per cui, con i mezzi casalinghi di cui si dispone, è difficile capire eventuali insuccessi a cosa siano dovuti.
Osservando alla lente i semi nelle fiasche alcuni appaiono chiari, quasi bianchi, altri invece sono più scuri, di un colore marroncino. Il dubbio è che i vapori di candeggina utilizzati nella sterilizzazione li abbiano "cotti".
Magari con la prossima semina adotto il sistema di lavaggio interno delle cappa sterile che ho studiato recentemente per i ripicchiettaggi e che dovrebbe garantire un ambiente meno ostile a plantule e semi nei momenti in cui sono a contatto con l'ambiente saturo di vapori di candeggina all'interno della cappa.

mercoledì 1 giugno 2011

Impollinazione Neofinetia

L'impollinazione della neofinetia falcata sembrerebbe essere andata a buon fine. Si nota nella foto come il fiore più in basso stia avvizzendo e al contempo la relativa capsula ha preso lentamente a ispessirsi colorandosi di un bel verde tenue, come è evidente nel confronto con gli altri fiori candidi che gli stanno sopra.
Presa l'inverno 2009, la neofinetia era cresciuta molto, mettendo moltissime radici, moltissime nuove foglie e getti laterali ma nessun fiore.
Quest'anno, dopo il solito, necessario inverno al fresco, le ho cambiato posizione, spostandola su di un balcone con esposizione sud-est, moltissima luce ma non esposizione diretta nelle ore più calde della giornate poiché riparato dal balcone sovrastante. Posizione ideale che sta dando ottimi risultati anche con le sediree e i dendrobium moniliformi.
Infatti, prendendomi alla sprovvista, un mesetto fa ha emesso dal folto del cespo, uno stelo floreale che, davvero in poco tempo, si è esteso, ha gonfiato i boccioli ed infine è fiorito.
I fiori sono molto piccoli, meno di 2 cm, caratterizzati da un lungo sperone arquato sul retro, dove penso che sia contenuto il nettare, ricompensa per gli impollinatori che credo siano farfalle o meglio falene notturne dalla lunghissima proboscide.
Dico falene perché è solo dall'imbrunire che i fiori di neofinetia producono il loro intensissimo profumo, qualcosa che si colloca molto vicino ai profumi del gelsomino, yukka, magnolia.

Le sacche polliniche sono molto piccole. Le si intravedono nella foto sopra, i due piccolissimi puntini gialli che si notano in trasparenza sotto la membrana opalescente al centro del fiore.
Si staccano facilmente, hanno un piccolissimo peduncolo adesivo che però non trattiene molto i due granelli che si staccano con facilità. Occorre fare molta attenzione a non perderli in giro perché sono davvero minuti. L'ideale è lavorare su di una superficie scura, non troppo dura e liscia che non permetta loro di rimbalzare e rotolare via.

L'immagine sopra mostra le due sacche polliniche molto ingrandite sulla trama di un tessuto scuro.
La collocazione del polline nel pistillo è invece semplice. Vi è una sostanza viscosa che fa aderire subito il polline.
Ho tentato anche una prova di impollinazione interspecie, mettendo del polline di neofinetia in un fiore di phalaenopsis commerciale. L'incrocio pareva essere andato a buon fine. In breve l'apertura del pistillo si era richiusa sulle sacche polliniche ma poi qualche giorno dopo il fiore è avvizzito ed è caduto. Credo sia stato un problema di incompatibilità genetica. In realtà pare che esistano piante di cosiddetta phalaenetia, incrocio tra phalaenopsis e neofinetia. Sarà un esperimento da riprovare in futuro.
L'auto-impollinazione invece a quanto pare sembra essere andata a buon fine.
Ora restano da capire i tempi di maturazione della capsula che, data la velocità con cui si sono sviluppati i fiori, potrebbero anche essere inferiore ai 5 mesi che ho visto riportati su alcuni siti.
E poi ci sarà da capire il tipo di medium da usare per la germinazione, anche se pare che i substrati per le epifite, cosà che la neofinetia effettivamente è anche se non propriamente tropicale, vadano bene.

lunedì 16 novembre 2009

Neofinetia Falcata 富貴蘭

Alla fine è arrivata. E' vero, con gli ultimi arrivi dall'America mi ero ripromesso di dare un taglio allo shopping compulsivo su internet. E' altresì vero che anche lei era stata presa proprio in quella tornata di acquisti maniacali di qualche tempo fa. Il problema è che ci ha messo una vita e mezzo ad arrivare dalla "lontana" Londra, quasi venti giorni.
Vabbé dai, come sempre, la gioia della novità spazza via il fastidio dell'attesa. E poi è veramente affascinante, dotata di una sua singolare altezzosa plasticità. Si deve piacere un sacco.
D'altronde la piccola Neofinetia Falcata, 富貴欄 (fukiran) o 風欄 (furan) nella sua lingua natia, ha una certa storia da raccontare. Pare infatti che nel Giappone feudale la piccola Neofinetia fosse particolarmente amata da samurai e nobilità militare che per legge erano i soli a poterla coltivare. Parte di questa popolarità era data dalla forma del suo fiore che ricorda vagamente quello dell'elmo dei tipici guerrieri nipponici. Le due versioni nipponiche del nome significano rispettivamente "orchidea prospera e preziosa" e "orchidea del vento".
Con la fine dell'isolamento del Giappone seguita alla caduta dello shogunato, anche le ferree leggi feudali decaddero e così la coltivazione della Fukiran venne "liberalizzata".
Oggi la coltivazione della Neofinetia Falcata è un hobby che ha molti estimatori in Giappone e, come spesso accade, una certa maniacalità propria dei giapponesi l'ha resa una vera e propria disciplina zen estrema, così come accade anche per i bonsai.
La coltivazione e l'apprezzamento della Neofinetia sono quindi cosa serissima, con tutto un vocabolario specifico che comprende termini appositi per la forma e colore non solo delle foglie e dei fiori, ma anche per come questi si attaccano al corpo della pianta, per la proporzione e la forma che assumono le radici aeree, per le sfumature delle foglie, per l'invasamento fatto in appositi preziosi vasi in ceramica o terracotta.
Vi è anche una associazione nazionale degli amanti della Fukiran (http://www.nihonfuukirankai.com/), che organizza mostre, eventi e giudica con inflessibile severità la validità dei nuovi ibridi che di tanto in tanto vengono creati.
La pianta giunta oggi non è molto grande ma dalle foto che vedo in giro, potrebbe forse fiorire la prossima estate. Tra l'altro i fiori di Neofinetia Falcata hanno un caratteristico profumo a quanto pare molto intenso. Una fioritura permetterebbe inoltre di ottenere qualche capsuala per ricominciare con la semina. Non ci resta che aspettare. Nel frattempo è andata a fare compagnia alla conterranea Sedirea Japonica nell'intercapedine tra le doppia finestre. Pare addiritura che la Neofinetia possa ben sopportare temperature vicino e sotto lo zero.